venerdì 14 luglio 2017

Il francese, i francesi

Rosemarie, una mia amica tedesca in pensione che ha insegnato per anni nelle scuole della Touraine, dice che i francesi sono come dei bambini: sono ribelli, pieni di sé, fanno di testa loro, studiano a memoria senza capire, sono suscettibili... ad esempio.
Li ha osservati bambini a scuola, senza ottenere molte soddisfazioni nell'insegnar loro tedesco, e in effetti uno dei luoghi comuni diffuso anche tra i francesi è che non sanno le lingue straniere. Un francese è diventato suo marito, ma non è andata benissimo perché dopo un po' si è ritrovata da sola. Da questo ed altri esempi io direi che si sposano spesso per romanticismo e consuetudine senza gran convinzione, ma non vado oltre in questo discorso.
Li ha avuti quindi come colleghi nei mille mestieri che ha fatto per tirare su da sola i due figli, tra cui operaia e guida turistica.
Rosemarie è un po' severa nei suoi modi di fare e nei giudizi, e posso dirlo perché sta insegnando tedesco anche a me. È proprio tedesca, diremmo con un luogo comune. Ma è anche accogliente e molto ironica, io la aiuto a perfezionare l'italiano facendo conversazione e ci troviamo spesso a ridere insieme, quando le sue battute taglienti non riguardano me! dato che anch'io sono suscettibile.
In tedesco invece siamo ancora molto lontane dal fare delle battute, per ora posso solo dire dove vivo, cosa faccio e scrivere la lista della spesa (mit Tomaten, Käse und Rot Wein).

Che strano studiare tedesco in Francia, vero? non so ancora il francese perfettamente, anzi ho appena scoperto che pronuncio male proprio la erre che mi costa tanta fatica, ma ho colto l'occasione che si è presentata per caso quando ho aderito al SEL de Loire (dove SEL = Système d'Échange Local), una specie di banca del tempo.
Si tratta di un sistema di scambio di servizi il cui valore si misura unicamente tramite il tempo impiegato, in minuti. L'unità immaginaria di scambio che corrisponde ai minuti sono i grani di sale, "sel", da cui l'acronimo che dà il nome all'associazione.
Io do ragione a Rosemarie, vedo tratti comportamentali infantili e giocosi nella popolazione, come la passione per mascherarsi - non solo a Carnevale! (passione contagiosa... qui mi vedete con la mia amica Maria Grazia al ballo rinascimentale nella bellissima Salle des Fêtes del Comune).
Forse italiani e tedeschi stanno diventando troppo seri?!?

E con la loro lingua i francesi giocano come con la plastilina. L'Académie Française ci prova a bacchettarli e ad imporre delle regole di scrittura, l'ortografia è importantissima a scuola ma molto difficile da imparare e resta un problema diffuso che non si risolve quasi mai con la fine del percorso di studi. Molti escono da scuola senza saper scrivere correttamente, e forse non è tutta colpa loro: a questo proposito ho una teoria.
Il francese è pieno, pienissimo, di omofoni, parole con lo stesso suono e significato diverso. Per una larga parte di francesi adulti (ne sono esempio anche molti miei colleghi) che direi essere più della metà, la differenza tra l'infinito e il participio passato di un verbo regolare del primo gruppo è vaga, dato che anche se si scrivono diversamente si pronunciano allo stesso modo: parler (infinito), parlé (participio).
Ormai mi sono abituata all'errore ortografico/sintattico di inversione delle due parole, anche al lavoro e anche da persone con un certo livello di formazione. Nella maggior parte dei casi è l'infinito a prendere il posto del participio: "j'ai parler beaucoup". Sarei curiosa di sapere quali meccanismi (il)logici e sintattici nel ragionamento di chi parla giustificano questi errori, dato che con i verbi irregolari, dove infinito e participio hanno un suono diverso, non si fanno errori. Chi sbaglia insomma parla ad orecchio, non legge moltissimo o lo fa senza attenzione, ma purtroppo anche sulla carta stampata si possono trovare questi errori.
All'inizio mi scandalizzavo ma ora tollero tutto, anche cose peggiori come "c'est tout" (è tutto) che diventa "sait tout" (sa tutto), sempre per un caso di omofonia che potrebbe essere anche peggio perché con la stessa pronuncia esistono anche ces (questi), ses (suoi), sais (so). L'italiano, che quasi sempre come si legge si scrive, è molto più facile da gestire.
Il mio amico Frédéric racconta spesso che il francese è diventato difficile a scrivere quando secoli fa un gruppo di aristocratici ha deciso di imporre delle regole di scrittura per confinare la lingua all'interno di un'élite, escludendo il popolo dalla comprensione della lingua scritta e quindi dal potere. Non ne so di più, e non so come si scrivesse prima, ma sarebbe interessante approfondire. È comunque evidente che c'erano buoni motivi per fare la rivoluzione.
Nonostante una lingua così problematica, e nonostante il loro amore per le regole, i francesi sembrano reagire con molta nonchalance ai suoi tranelli, amano anzi i giochi di parole che ne conseguono e la mantengono viva con parole nuove, storpiate, accorciate.
Perché il naso (nez) si chiama anche pif? e il vino (vin) pinard? e l'acqua (eau) flotte? e il denaro (argent) sous, fric, oseille, tune? Lionel da dietro le quinte mi suggerisce anche flouze, liquide, maille. Queste parole non sono dialettali, ma fanno parte del francese parlato correntemente, con sfumature più o meno familiari.
Senza parlare del verlan, un argot in cui le parole si spezzano e se ne invertono le sillabe: père, padre, diventa "reup"; femme, donna, diventa "meuf"; lourd, pesante, diventa "relou".
Capite perché dopo quasi due anni a pranzo con i colleghi non capisco niente?!?
Ma non è finita. I francesi usano abbreviazioni dappertutto, nel registro familiare come nel linguaggio tecnico e burocratico. Oltre al vélo, la bicicletta (vélocyped comunque non lo direbbe più nessuno) ecco una mini lista di nomi e aggettivi stesa al volo:
psy = psychologue (psicologo)
comm = communication (nel senso di messaggio)
pédé = pédéraste (omosessuale, volgare)
proprio = propriétaire (proprietario della casa in cui si vive in affitto)
perso = personnel (personale)
dispo = disponible (disponibile)
écolo = écologiste (ecologista)
intello = intellectuel (come categoria sociale)
ordi = ordinateur (computer)
matos = matériel (materiale che serve per un certo scopo)
resto = réstaurant
sono = sonorisation (impianto sonoro)
asso = association (associazione)
résa = réservation (ordine, prenotazione)
accro = accroché (molto appassionato, quasi dipendente)
prépa = préparation o préparatoire (vale in senso chimico e in senso scolastico: l'Ecole Prépa è quella che prepara per l'accesso alle tanto ammirate Grandes Ecole per diventare Ingénieurs e Fonctionnaires e fare brillanti carriere che qui spesso sono garantite dopo la conquista del pezzo di carta).

E gli acronimi? talmente diffusi e radicati che spesso il significato originale non si sa più, si usano molto anche nel lavoro e a Marsiglia in erasmus ne avevo già visti un bel po':
BD = bandes dessinées, fumetti
TP = travaux pratiques, esercitazioni a scuola
FH = acido fluoridrico!!! perché non lo chiamate HF che così la formula chimica è giusta?
VA = vitesse d'attaque, velocità di attacco cioè etch rate; spesso usato in modo improprio (perché i miei colleghi non pensano al significato originale) per indicare un test di qualifica di una macchina con misura di spessore
BU = bibliothèque universitaire
RU = restaurant universitaire
CDD, CDI = contrat a durée déterminée/indéterminée, sono i contratti di lavoro
PV = procès verbal, multa, (grazie ancora Lionel perché non sapevo cosa vuol dire), che si dice anche amende ma che si pronuncia come amande, mandorla.

Certo è raro trovare un vigile che dà una mandorla, ma poveracci, che casino capirsi.

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